Il tramonto

Si dice che la paesaggistica si possa fare a tutte le focali. Domenica l’ho provato per l’ennesima volta pure io e ovviamente per l’ennesima volta lo confermo. Se poi Trieste ci si mette coi suoi tramonti mozzafiato, se le persone si mettono curiose a scrutare l’orizzonte, beh, allora viene fuori qualcosa di entusiasmante!
Ah, le ultime 2 son fatte col grandangolo eh!

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Villa Revoltella

A Trieste, tra Cattinara e Rozzol, c’è la Villa Revoltella. In pratica si tratta di un parco con annessa villa e chiesetta, qualche fontana, altre costruzioni varie, fatta a livelli con scalinate e stradine, statue, ornamenti vari. Insomma, un gran bel posto per fare 2 passi, godersi l’aria aperta a pochi passi dal centro città. La villa fu fatta costruire da Pasquale Revoltella, imprenditore triestino di origini veneziane, personaggio carismatico che promosse varie cose, dalla costruzione del vicino edificio chiamato Ferdinandeo, all’appoggio per la costruzione del canale di Suez e la partecipazione di Trieste all’impresa.

Oggi i triestini ci portano i bimbi perché il parco ospita anche giochi vari, un campetto da basket e spazio per correre e giocare nel verde; i triestini ci passeggiano e si godono i fiori primaverili, la fontana col laghetto dei pesci, la messa nella piccola chiesetta, dove qualcuno pure si sposa, nonostante l’esigua capienza, preferendo un posto esclusivo per il giorno del fatidico “si”.

Domenica scorsa c’ho fatto un giretto (veloce peraltro) a scopo architettonico, con la promessa di tornarci quando cala il sole per farci una notturna e, soprattutto, tornare per concentrarmi sui particolari. Intanto vi propongo questo mix architettonico/paesaggistico

Polaroid 1000 tastino verde

Non è una pubblicità e non sono pagato per fare questo articolo…magari. Voglio solo raccontarvi la mia recente esperienza con lei, la mitica Polaroid 1000.

Polaroid-1000

Si, quella che i miei coetanei conoscono come la macchina che ti fa vedere subito le foto. Subito si, ma non come oggi in tempo reale.
Quand’ero piccolo i miei la presero. Gran giocattolino, con la ricarica da 8 scatti colore o bianco e nero, il flash con 5 lampadine per lato, totale 10 scatti, e niente negativi…si, se perdi la foto, sei fregato. Perché avere le foto subito vuol dire che la macchina in un certo senso te le stampa immediatamente, almeno all’epoca.
I figli degli anni 80 hanno il loro primo album di fotografie fatto di scatti Polaroid, tipo queste (è una foto di foto, non avevo voglia di mettermi a togliere le foto dal mio album, scansionare eccetera)

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Ma veniamo ad oggi; vi chiederete: perché mai uno che ha migliaia di euro di attrezzatura che fa foto (fa, le foto le fa comunque chi sta dietro al mirino)…dicevo, che fa foto fantastiche dovrebbe scomodarsi a spendere e a investire in foto mediocri, quadrate, piccole e non ritoccabili? Semplice, per divertimento…eh si, perché per me la fotografia in primis è divertimento. E non è che con la reflex non mi diverta più, ma mi va di sperimentare anche altro. Insomma, un giocatore di calcio non è che non può provare a giocare su un campo a 5 e per questo divertirsi di meno, no?

Ma lasciamo le digressioni e torniamo a noi. Era da qualche tempo che la vedevo su uno scaffale della mia cameretta, a casa di mia madre, a prendere polvere. Allora recentemente l’ho presa e mi sono comprato una ricarichetta da 8 scatti a colori. Il primo esperimento l’ho fatto sul solito Matteo e usando uno di quei flashettini che si attaccano sopra e che era attaccato sopra dalla metà degli anni ’80; giuro, ha funzionato. Il risultato, disarmante: soggetto bruciato! Ero decisamente troppo vicino al soggetto, ma non sapevo che potenza avesse sto flash. I colori invece, fantastici, tipicamente anni ’80 come speravo e davvero piacevoli. Eccovi la scansione (si, qui l’ho fatta):

Matteo in Polaroid

Quindi, qualche giorno dopo, ho deciso di scattare un’altra foto, stavolta con luce naturale (grigia, ma pur sempre naturale). Ecco il risultato:

Statua in Polaroid

Mi è piaciuto scattare, mi elettrizzava l’idea, ma poi il risultato purtroppo è quel che è; d’altra parte sono abituato meglio e mi è venuta male questa prova, specie perché c’era poca luce e quindi la macchina ha scattato con un tempo troppo lungo per avere una buona nitidezza; ma sicuramente non resterà un esperimento isolato e la prossima volta sono certo che andrà meglio.
In definitiva, penso di raccoglierne un poche qui e la, tanto per variare.

E a voi dico: se avete a casa cimeli di questo tipo, provate a riutilizzarli, è una goduria! Il vintage va di moda e un motivo ci sarà…io non sono un modaiolo, ma a volte tutto sommato ci sta.

Se avete richieste, sono sempre a vostra disposizione

Legalità

Oggi scriviamo, si, perché ho vissuto una scenetta in prima persona che vi voglio raccontare e da cui vorrei trarre delle conclusioni a mio avviso utili per tutti coloro che approcciano alla fotografia, nessuno escluso. Ok, poi capirete perché, ma in effetti chi fa macro o still life forse se ne può fregare, ma vai a sapere.

Qualche giorno fa, prima di andare in ufficio, ho fatto un giretto fotografico. Vado di qua, scatto di la. Arrivo sulle rive di Trieste e, tra la Stazione Marittima  e la Piazza Unità d’Italia, mi giro per scattare il mare increspato dalla bora, aiutato da un cielo grigio triste e dall’assenza di macchine. L’oggetto è chiaro nella mia mente: il palazzo, la banchina e il mare incazzoso. Vedo anche un tipo che passeggia, lontano abbastanza da entrare preponderante nel mio 50mm; e lo vedo mentre si defila per uscire dalla mia inquadratura. Dal momento che era molto lontano, scatto 1 foto in cui, si, egli c’è. Poi lo agevolo, ruoto la reflex e scatto un’altra foto senza di lui. Tempo un minuto è vicino a me, brandendo il dito inizia ad insultarmi (in inglese tra l’altro) dicendomi che non ho rispetto, che non devo fotografarlo, che qui che la. Tenta di colpire la mia reflex, che appena sfiora perchè io la scanso (nel farlo mi autocolpisco al labbro, di striscio). Si allontana mandandomi a quel paese e io, ovviamente, ricambio. Al che, torna sui suoi passi e mi spintona; io lo invito prima a vedere le foto per fargli capire che non l’avevo neanche per i tacchi, lui impreca avanti, allora lo invito ad andare alla più vicina stazione di polizia. Al che se ne va, continuando ad insultarmi.
E’ finita in niente, ma poteva finire male, poteva buttarmi in acqua (il mare era li a portata), poteva picchiarmi o potevamo picchiarci a vicenda; e per cosa? Per una foto paesaggistica.

Dove voglio arrivare? Si fa un gran parlare di norme che regolano gli scatti di strada, se son manifestazioni si può, se il soggetto non è il soggetto si può, occhio coi bimbi, c’è chi dice che in fondo gli adulti su suolo pubblico si possono fotografare…insomma, nel mio caso, ero proprio ipertranquillo, anche perché non sono il tipo che se la va a cercare e non sono il tipo che pubblica foto lesive. E stavo facendo paesaggistica! Voglio arrivare al fatto che uno può anche avere ragione, e l’avevo! Puoi avere ragione, ma perdere l’attrezzatura! Puoi avere ragione, ma prendere un sacco di botte! Puoi avere ragione! Ma se dall’altra parte c’è un pazzo, hai voglia ad ottenere il risarcimento. E intanto, cos’hai capito? Che la tua reflex, con la foto incriminata e tante altre presenti nella scheda di memoria, fanno compagnia ai pesci. E che, ammesso che la recuperi, ci spenderai un bel po’, e secondo me saranno soldi persi.

La conclusione è che bisogna stare attenti. Io ero da solo e non stava passando anima viva, ho rischiato davvero. Se ero in compagnia probabilmente nemmeno si avvicinava, se ero in centro a mezzogiorno di una bella domenica, nemmeno. Ma diciamo che le circostanze c’erano tutte, e io veramente non le avevo minimamente prese in considerazione.

Lo scatto non ve lo faccio vedere, non me la voglio mica andare a cercare di nuovo! Ma credetemi sulla parola. Ve ne propongo un altro, di quella mattina, giusto a testimonianza della mattinata fredda e di bora forte che ho vissuto.

Bora

Buona luce a tutti

Diamoci alla ritrattistica

Era da tanto che me lo dicevo, era da tanto che volevo farlo, ma senza aver capito bene come gestire il tutto non me l’ero ancora sentita. E così ho rimandato e rimandato. Ma, si sa, quando uno è testardo non si ferma…e allora l’altra sera ho convinto la moglie, ho convinto me stesso e ho provato i miei primi ritratti con luce modificata da flash e compagnia bella. Vi dirò, è difficile! Sul serio! Perché quando fai paesaggi/street/architettura, ok, devi saperla domare la luce, ma ti viene fornita dalla natura; qui invece la devi costruire, plasmare. La composizione non mi è ostica, ma le ombre da ammorbidire, il flash da impostare perfettamente, la distanza del soggetto dallo sfondo, le pose del modello/modella che siano naturali e sfruttino bene quanto preparato, beh, questo si che è difficile! Ma alla fine, con un flash e un pannello riflettente, e ovviamente un bel modello, le foto vengono; poi ditemelo voi se è così o no.
Prima le foto di mia moglie, poi una che lei ha fatto a me. Le luci erano sempre le stesse ma cambiano un po’ impostazioni e distanza dallo sfondo

Se avete domande, sono a vostra disposizione

Bologna di notte

Ritorno dopo un po’ di tempo con le foto che ho fatto a Bologna. Sto giro notturne però.
La città di notte mi è piaciuta molto, sebbene Piazza Maggiore necessiterebbe di qualche lampione in più, specie se paragonata alle luci che illuminano Piazza dell’Unità qui a Trieste. Per il resto, forse la parte più bella è stata Piazza Santo Stefano, che già avete visto in versione diurna in bianco e nero.
Anche in questo caso, ho convertito sia in bianco e nero che a colori. Buona visione, cari lettori