Grotta Nino Prete – Trebiciano, carso triestino

Si sa, il carso triestino è pieno di cavità naturali, una più interessante dell’altra. Ho iniziato da poco questa nuova attività e, con passione, tento di perseguirla e di immortalare al meglio. Chi mi segue, sa che amo i paesaggi più che le close-up, pertanto raramente vedrete fotografie che ritraggono dettagli delle grotte, per quanto siano estremamente interessanti.

Detto ciò, sabato sono stato in questa grotta di medie dimensioni, non molto impegnativa, giustamente scelta dalla capogita per ricominciare dopo il break estivo (per me almeno, altri hanno praticato molto in montagna, ma io no!). Non ho molto da dire, se non che mi è piaciuta anche questa escursione e vi riporto quanto ho visto, più o meno; sì, perchè ancora non ho trovato il coraggio di estrarre la reflex mentre sono appeso in corda…prima o poi lo farò, promesso! Sì, va bene, la assicurerò bene a qualche moschettone, prometto anche questo…eheheh.

Un grazie agli amici del CAT per l’organizzazione e l’armo della grotta e un grazie agli “attori” che vedrete ritratti, che hanno arricchito gli scatti: Alessandro, Bastiano e Marco.

A voi la Nino Prete

Annunci

Grotta delle Margherite – Carso Triestino

Finito il corso di speleologia, con gli amici del CAT (che ringrazio) siamo andati alla Grotta delle Margherite, nel carso triestino.

Una grotta davvero stupenda, con il giusto grado di impegno in corda, e il giusto divertimento. Era la mia prima esperienza in corda senza istruttore a fianco, prima esperienza in corda col sacco grande appeso all’imbrago e prima esperienza in corda per la mia reflex; è tornata sana e salva, nonostante una piccola caduta mi abbia fatto sudare freddo.

Avevo già avuto modo di fotografare in grotta, ma andando senza le corde avevo il mio zaino fotografico, 3 flash, meno adrenalina. Qui ero con 2 luci da caschetto e 2 fari a led da fotografia in studio, insomma, tutte luci continue. Ovviamente i compagni di gita mi hanno aiutato ad illuminare gli ambienti meglio possibile, ma devo dire che un buon sensore (e la mia D600 ce l’ha!!!) aiuta poi a recuperare molto in postproduzione, passaggio fondamentale! Vedrete dei pixel bianchi in alcuni scatti: non sono pixel compromessi, è il pulviscolo presente nell’aria dell’ultima sala della grotta, quella che ospita le “margherite” che le danno il nome. Le vedrete in una delle foto che vi propongo, e le riconoscerete sicuramente, sono delle conformazioni davvero spettacolari.

Buona visione e…alla prossima (…grotta!!!???)

Il molo Audace di Trieste ghiacciato

Come 6 anni fa, anche se un po’ meno a dire il vero, la bora prolungata con un freddo intenso di alcuni giorni hanno fatto sì che l’acqua del mare, alzata dal vento sul molo, si ghiacciasse. Il fenomeno è durato qualche giorno, io ho aspettato l’ultima mattinata per andarci, un po’ per tempo libero molto scarso, un po’ perché speravo in un po’ di sole…ma non per il caldo, ma per la luce. Ci sono andato alle 8 di mattina, e la luce era infatti particolarmente bella.

A voi

Artvize, Slovenia – Ha nevicato!

Quando nevica, sul carso triestino e sloveno, vado sempre a fare qualche giro, mi piace troppo, ma questo già lo sapete. La fantasia però vacilla, o meglio, vacillava. Ieri ho finalmente cambiato posto dopo anni, pur restando in zona, e sono andato ad Artvize, in Slovenia.

Per andarci bisogna prendere la strada che collega Trieste a Fiume (Rijeka – HR) e, una volta giunti a Materija, si svolta a sinistra seguendo l’indicazione per Arvize; la strada è piccolina e non sembra porti chissà dove, e invece porta qui, dove vedrete tra poco. Dall’alto ci sono paesaggi davvero mozzafiato; con la neve poi!

A voi

Grotta delle perle

Ho fatto un altro giretto, in attesa di fare il corso di speleologia, in una grotta semplice, senza pozzi da corde ecc…non poteri farli quelli. Tuttavia si trova comunque qualcosa di bello, anzi, di meraviglioso anche in queste grotte tecnicamente semplici, quelle quasi da bambini…quasi. Infatti chi lo dice che quelle più difficili debbano essere più belle? Ve lo saprò dire io, spero, tra qualche mese. Intanto, guardatevi questa grotta, con soffitti pieni di palline che sembrano davvero delle perle.

Alla prossima.

Eclissi di luna del 7 agosto 2017

C’è stata un’eclissi lunare parziale un paio di mesi fa. Non che sia stata incredibilmente spettacolare, ma è stata una buona scusa per uscire a scattare. E così, da buon fotoamatore, ho preso reflex, cavalletto, voglia e mi sono recato sulla punta del parco di Kamenjak, nella solita Premantura in Croazia e ho atteso che la luna sorgesse. La cosa interessante è che, essendo su un promontorio, per qualche minuto avevo il sole a ovest che tramontava e la luna a est che sorgeva; è stata la prima volta in cui ho goduto di questa visuale così completa della fisica che sta dietro all’eclisse. Io, piccolo piccolo, sul mio pianeta, a vedere il sole e la luna in contemporanea e sullo stesso asse, coi raggi che mi tagliavano indicando il nostro satellite; tempo di realizzare il tutto e già la luna era mozzata di una sua parte del lato non oscuro.

A quel punto ho fatto qualche scatto, dai quali ho estratto questo:

Poco dopo ho voluto immortalare la luna di nuovo nella sua interezza.

Mi spiace di non avere una foto del tramonto da proporvi, ma non era poi così spettacolare quella sera.

Alla prossima

Parco nazionale della Una – Bosnia Herzegovina

Ciao a tutti.
Dopo un paio di articoli semplici, passo ad un articolo complesso e ricco. Ricco perché questo posto, per nulla conosciuto, merita di esser visitato e non è giusto che rimanga relegato a perla tanto rara quanto sconosciuta, sebbene per me questo sia stato un valore aggiunto.
Parto dal come son finito in questo luogo: col programma di andare ai Laghi di Plitvice, in Croazia, e sapendo che 4 giorni lì sarebbero stati troppi, mi son messo a cercare qualcosa di vicino e altrettanto allettante per un amante dell’acqua come me. San google mi propone la foto di un luogo, foto che vedrete più sotto, e mi son detto “DEVO ANDARE QUA!”. Al che è iniziata la ricerca e, ve lo dico, è stata dura. E’ quindi questo il motivo per cui stavolta mi dilungherò, per aiutare chi, dopo di me, si metterà alla ricerca di questo posto.

Il Parco Nazionale della Una (che non è altro che un fiume, spettacolare a dir poco), sorge poco a sud di Bihac, una città del nord della Bosnia, nel cantone della Una-Sana. Infatti la Una bagna questa città, ma non è in città che dovete andarla a vedere.

La Una è un fiume famoso per la quantità di cascate e cascatelle che forma, aiutata dai suoi piccoli affluenti che in certe località creano davvero un sistema di cascate e rapide incredibile.

Ma partiamo dall’inizio: come ci si arriva? Troverete facilmente l’indicazione per arrivare fino a Bihac, è una città grandicella e popolosa. Da lì, si deve prendere la strada in direzione Sarajevo e uscire dal centro abitato. Dopo qualche km, sulla dx, c’è una deviazione per Lohovo, e lì si può fare conoscenza con il fiume presso il dvo slap (2 cascate) che sorge presso un piccolo ristorante tipico che offre anche stanze (non riscaldate) con vista diretta su questo piccolo parco incantevole; loro tengono anche vari animali, è quasi un micro zoo. In zona ci sono inoltre diverse scuole di rafting e kajak.
Noi volevamo dormire la, ma l’assenza del riscaldamento a novembre ci ha fatto desistere. Da qui, il mio primo consiglio: prendetevi una stanza/hotel/appartamento a Bihac, e partite sempre da lì; sono tutti molto cordiali, ma la mancanza di turismo di massa fa sì che non ci siano tutte queste offerte di alloggi e ristori, anzi, latitano.
Ovviamente il dvo slap è un microassaggio di quel che offrono i luoghi più a sud.
Dopo la sosta a Lohovo, tornate sulla strada principale e continuate il viaggio. La strada si inerpica tra belle vallate fino a giungere ad un incrocio che indica Orasac e Kulen Vakuf, e voi dovete svoltare di la. Già prima vedrete delle entrate al NP Una, ma quella che vi racconto io è più facile e veloce, specie se volete vedere il fiume senza camminare ore. Inoltre il guardiano dell’ingresso che abbiamo preso noi ci ha raccontato che entrando da altri accessi si rischia di distruggere la macchina, a meno che non sia una jeep.
Ma torniamo all’itinerario. La strada, più piccola, scende e arriva in una valle incantevole. A Orasac c’è un minimarket ben fornito, ma chissà quanto durerà; approvvigionatevi per la giornata a Bihac (secondo consiglio). Altri consigli: prelevate soldi a Bihac, fate il pieno di benzina a Bihac. Eh sì, perché poi non c’è quasi più nessun servizio. Rispettate i limiti, qualche pattuglia gira e se vi fermano sono dolori.
Comunque, arrivati a Orasac, svoltate dove vedete il cartello Strbacki Buk, questo:

Addentrandosi iniziano 9km di strada sterrata per arrivare alla meta; io li ho fatti con una normale Toyota Corolla, quindi è più che percorribile con quasi qualsiasi macchina. In fondo c’è la guardia del parco, pagate 6 KM (marchi convertibili) per entrare, e proseguite con l’auto. Il guardiano ci ha raccontato tante cose e, tra le altre, ha detto una cosa verissima: questo posto non ha nulla da invidiare a Plitvice! Certo, è più spartano, meno servito, però questo è pure un pregio.

Dentro non c’è un ristoro, chiuso da tempo per mancanza di clientela, ma ci sono le passerelle lungo il fiume e la grande cascata. Il 31 ottobre, in una bella giornata soleggiata, abbiamo incontrato 2 persone e STOP! Terminate le passerelle, il sentiero prosegue nel bosco, ma non saprei dirvi com’è. Posso farvi vedere cosa ho visto però:

Via da la si torna ovviamente a Orasac e si svolta a destra verso Kulen Vakuf, paese piuttosto grande e che, almeno ci sembrava, dei servizi li offra; tuttavia, ascoltando un custode del parco, forse è meglio soggiornare e mangiare a Bihac, specie se si hanno bambini piccoli appresso. Ma la meta è Martin Brod, non Kulen Vakuf, quindi proseguiamo. Lungo la strada ho visto anche una pompa di benzina, ma mi sembrava un tantino chiusa, quindi meglio non fidarsi.
La strada non è delle migliori, si fa anche un pezzo (di nuovo) sterrato, lungo il quale c’è anche una zona con panche e tavoli vicino al fiume.
Si giunge quindi a Martin Brod, dove le leggende si sprecano: una narra di Marta, una ragazza che per raggiungere il suo amato dall’altra parte del fiume, cadde in acqua e morì nella Una, dando così il nome al posto; l’altra riguarda la confluenza del Unac nella Una, luogo che, per le coppie che vi si incontrano, è propiziatorio per la fertilità ed il concepimento.
Come a Orasac, anche qui il turismo è arrivato di striscio: abbiamo incontrato 8 persone in tutto in più di 2 ore di visita.
Martin Brod è un posto molto particolare: tutte le case, o quasi, hanno la loro cascatella privata (in un certo senso) e in quest’acqua lavano i panni, grazie a quest’acqua macinano il granturco; insomma, grazie a quest’acqua, vivono.


Di cascate e cascatine quindi ce n’è tante,

ma una merita più delle altre, com’è giusto che sia:

In cima alla cascata pricipale, seguendo un sentierino scosceso, si può anche ammirare come facciano la farina di mais con i vecchi mulini ad acqua, e come sfruttino le cascate per lavare i panni senza utilizzare detersivi.

Da Martin Brod io son tornato indietro e, anzi, son tornato proprio in Croazia. Forse sarebbe stato bello fermarsi a parlare con la gente del posto (naturalmente se si conosce la loro lingua). Io ho la fortuna che mia moglie parla in croato e quindi in questi paesi viaggiamo senza problemi.

In conclusione, la visita è più che fattibile; io l’ho fatta con 2 bambini piccoli e pertanto direi che chiunque ce la può fare; certo, un po’ di spirito d’avventura ci vuole, si deve amare la natura ecc. ecc… però son posti che tornerei a vedere subito!

Se vi viene qualche dubbio nel progettare la visita in questo posto, fatemi pure tutte le domande che volete, se sarò in grado di rispondervi, lo farò più che volentieri.

Alla prossima

Il parco nazionale dei laghi di Plitvice, Croazia

Nel centro nord della Croazia, nell’entroterra, sorge il famosissimo parco nazionale dei laghi di Plitvice; posto incantevole in ogni stagione. Ci sono stato anni fa, senza reflex, in estate. Ci son tornato lo scorso autunno, a fine ottobre, per godermelo con meno gente e coi colori stagionali…e ho fatto bene.

Non vi do note turistiche o stradali, tanto è talmente facile trovarle che sarebbe una inutile ripetizione di quanto già a milioni hanno scritto.

Ma quindi, direte, potevi evitarci anche le foto! Beh, quelle no dai, almeno un minimo di reportage si fa 🙂

Le foto sono fatte in due giornate consecutive. Il primo giorno abbiamo fatto il percorso B, quello da 8 km con battello a spezzare la camminata. Avevo il piccolo Francesco nello zaino quasi tutto il giorno, non ho usato il treppiede, un po’ per scelta un po’ perché sapevo di non aver tempo, un po’ per evitarmi un peso in più, mi bastava il figlioletto da 10 kg abbondanti sulle spalle.
Il giorno seguente abbiamo fatto il percorso A, che è una parte del B, quindi più breve, e abbiamo recuperato la cascata grande, saltata il giorno precedente causa orda cinese in arrivo assieme a noi.

Io sono personalmente soddisfatto di quanto ho portato a casa, e qui mancano tutte le foto di famiglia ovviamente.

Buona visione