Cristoglie

Sulla strada che da Capodistria (Koper – Slovenia) porta verso Pinguente (Buzet – Croazia), troviamo questo paesino, Hrastovlje in sloveno. Per raggiungerlo, dalla strada principale, si devia a sinistra e si percorre qualche chilometro su una bella stradina che si snoda tra i campi. Alla fine di questa strada si trova il paesino. Non è particolarmente affascinante nel complesso, ma ha questa chiesetta, intitolata alla Santissima Trinità, protetta dalle antiche mura che aiutavano la popolazione a sopravvivere durante le guerre, barricandosi nella chiesa stessa. Questa costruzione, nel suo complesso, è una delle più belle, nel suo genere, dell’intera Istria. Formando una sorta di castello religioso, si presta a visioni lugubri ma al tempo stesso suggestive e mistiche.
Ma ciò che rende davvero ‘quasi’ unico il luogo è l’affresco che si trova dentro la chiesa: “LA DANZA MACABRA”, dipinta da Giovanni da Castua. Questo dipinto, ritrovabile in pochi luoghi al mondo (soltanto 2 chiesette in tutta l’Istria lo vantano) è davvero particolare; raffigura infatti l’uguaglianza dell’uomo davanti alla morte rappresentando poveri, ricchi, nobili, ecclesiasti affiancati dalla morte che se li porta con se. Il motivo per cui se ne trovano pochi è che i signori dell’epoca li facevano coprire, essendo ovviamente contrari a tali raffigurazioni. Quei pochi affreschi che sono quindi arrivati ai giorni nostri in buono stato di conservazione sono quelli dipinti in luoghi sufficientemente isolati e, pertanto, non trovati dalla nobiltà medievale locale.

Da segnalare anche la statua della Savrinka, intitolata alle donne istriane, famose per la loro laboriosità. È un monumento molto recente (1990) donato al paese in occasione del cinquecentenario degli affreschi. Si trova subito fuori dall’agriturismo Skrgat, dove si mangia davvero bene. Segnalo però che è aperto solo nel weekend, non ricordo se anche su prenotazione in giorni feriali.

Detto ciò, a voi le foto

 

 

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San Pietro in Selve

Vicino ad Antignana, di cui ho parlato nel precedente articolo istriano, c’è questo paese, denominato Sveti Petar u Sumi in croato.

Il paese non è ricchissimo di attrazioni, però è veramente molto godibile la piazza antistante la chiesa di Pietro e Paolo. Ma la cosa più bella è il chiostro del convento che si trova affianco alla chiesa stessa.
Il paese sorge attorno a quello che fu l’antico convento e oggi è un abitato agricolo con qualche piccola industria a completarne le attività economiche; peraltro le frazioni attorno sono state praticamente inglobate.
La storia di questo abitato, come dicevo, è da ricondurre all’antico convento che, tra una contesa e l’altra, durò 3 secoli, tra il 1000 e il 1330 circa. Poi tra guerre e pestilenze rimase praticamente disabitato. Passato sotto l’Austria nel XV secolo, rimase sede religiosa fin al 1800 circa, passando anche per la distruzione veneziana dei primi del 600, durante la famosa guerra degli Uscocchi.
Ad ogni modo, 800 anni di predominanza religiosa sono ampiamente testimoniate dalla dominanza nel paese della chiesa e soprattutto del monastero che la circonda.
E il chiostro è una delle cose più belle che io abbia personalmente visto in quella zona, almeno finora.

A voi le mie foto di quel luogo

Schegge d’Istria – Conclusioni

Ciao a tutti.

La mostra “Schegge d’Istria” si è conclusa una decina di giorni fa; ma, oltre al vivo ricordo di una serata davvero speciale, o il ricordo di apprezzamenti ricevuti che fanno arrossire e lusingano molto, alcune cose le devo e le voglio scrivere qui e condividerle con voi. Inizio da qualche breve passaggio del discorso dell’amico Fabrizio Ortolani, che non finirò mai di ringraziare per le belle parole che ha speso in quell’occasione; come gli dissi in diretta, ero quasi imbarazzato, nel senso buono ovviamente, in certi suoi passaggi.

“Marco dell’Istria conosce tanto. È una terra che ama, che ha girato in lungo e in largo e che ha studiato a fondo. Questa mostra è solo l’inizio di un grande progetto per raccontare l’Istria, e dietro a questo progetto c’è tantissimo lavoro e tantissima passione. Sono ormai due anni che Marco vi si dedica, ha visitato più di 40 paesini … Il sogno è di poter, un giorno, pubblicare un libro.”

“Le foto di Marco ci parlano, se mi passate questa sinestesia tra immagine e suono e quello che ci raccontano è un invito alla scoperta. Le foto non ci rivelano tutto subito, ci chiamano a far un passo immaginario dentro lo scatto.”

“La scelta di immortalare rovine, luoghi abbandonati seppur ancora di grande fascino, ti fa chiedere cosa c’era prima, ti stimola ad immaginare come doveva essere la bellezza originaria.”

“La scelta del titolo “Schegge d’Istria” è calzante. Queste foto sono schegge, un qualcosa di piccolo che ci rimane dentro, senza provocarci dolore ma instillandoci curiosità e voglia di scoprire.”

“Si dice che un fotografo è bravo se riesce a raccontare la sua storia, e io credo che in questo Marco abbia centrato perfettamente l’obiettivo.”

E devo dire che rileggere queste frasi mi fa davvero effetto. Come ha osservato mio fratello, Fabrizio è stato più che bravo: ha preparato un bel discorso e l’ha sviluppato attirando l’attenzione sulle fotografie appese e su di me, senza voler quindi esserne lui il protagonista. Anche in questo, dunque, si è rivelato un azzeccato narratore. Quindi ancora un grazie te lo meriti, amico mio.

Vi riporterei passaggi di scritte trovate sul libro degli ospiti, ma forse qui sarebbe inadatto il luogo e magari chi ha scritto quelle righe si troverebbe in imbarazzo; mentre ciò che di sicuro merita menzione è l’articolo apparso su “L’Arena di Pola”, il giornale dell’Associazione del “Libero Comune di Pola in esilio”. Mi è dispiaciuto molto non esser riuscito a parlare col loro direttore Paolo Radivo che immagino quanto me volesse scambiare quattro chiacchiere. Tuttavia un suo articolo ne è uscito, e qui ve lo riporto. Ha pure aggiunto una foto, correttamente richiesta al sottoscritto, fra le 3 che l’avevano colpito maggiormente. E la foto, ovviamente, chiude questo articolo.

Schegge d’Istria

E’ stata visitabile dal 15 dicembre al 7 gennaio nella sala del Circolo Aziendale “Generali” di Piazza Duca degli Abruzzi 1 a Trieste la mostra fotografica di Marco Olivo dal titolo Schegge d’Istria. Il pubblico ha potuto ammirare le riproduzioni di 36 delle circa 1.000 immagini a colori scattate da questo 34enne dipendente delle Assicurazioni Generali che abbina la passione per la fotografia con la ricerca delle proprie radici familiari. Quella esposta era solo una summa di un suo più vasto progetto di ricerca teso ad immortalare angoli, scorci e paesaggi suggestivi della penisola. Le località contemplate nella mostra erano 26. Di queste, 18 si trovano oggi in Croazia: Abbazia, Canale di Leme, Cittanova, Colmo, Cottole, Dignano, Fasana, Fianona, Grisignana, Montona, Moschiena, Piemonte, Pola, Portole, Rovigno, Rozzo, San Lorenzo del Pasenatico e Vermo. 6 si trovano Slovenia: Capodistria, Cristoglie, Pirano, Saline di Sicciole, San Sergio e San Servolo. Solo una infine si trova in Italia: Muggia.

All’inaugurazione Fabrizio Ortolani ha rilevato come quasi tutte le immagini siano state riprese con il grandangolo, che consente una più ampia messa a fuoco, e abbiano avuto una postproduzione non invasiva. «Queste foto – ha aggiunto – ci parlano al cuore, ci attivano l’attenzione su un dettaglio e ci invitano alla scoperta dell’Istria. In esse la presenza umana è molto rara, come se l’Uomo ci ritornasse in punta di piedi dopo gli anni della rovina e del degrado». «Spesso – ha aggiunto Olivo – visitiamo posti lontani e dimentichiamo ciò che di bello abbiamo vicino. Questa mostra esorta a riscoprire le nostre origini, che per almeno metà di noi sono istriane».

Paolo Radivo

Quanto alle mie impressioni, credo che l’esperienza forse più bella della mia avventura fotografica sia stata proprio questa esposizione; e questo per quanto diceva Fabrizio: amo l’Istria, e poterla esporre in un luogo importante è stata davvero una grande soddisfazione; e non crediate che mi fermi qui! L’Istria da me scattata finirà inevitabilmente anche in altri lidi e in altre esposizioni. Quindi, se non avete avuto modo di passare al CRAL delle Generali, spero vi farete vivi in futuro.

Ed ora chiudo con la foto promessa, foto che avete già visto e rivisto, ma che io ogni volta che vedo, osservo con piacere! Mi piace davvero molto questo scatto.

Verso-la-torre-copia

Duecastelli

Per anni, passando sul ponte che attraversa la Draga, ovvero la continuazione terrestre del Canale di Leme, vedevo che verso ovest c’erano delle belle rovine. E per anni mi ripetevo che dovevo vedere di cosa si trattasse. Poi ho deciso di documentarmi, ed ho scoperto di cosa si trattava; si trattava di Duecastelli, Docastei in istriano, Dvigrad in croato. Per raggiungerlo, bisogna uscire dalla cosiddetta Ipsilon istriana (l’autostrada) all’uscita Kanfanar e procedere verso quest’ultima. Ad un certo punto, ci sarà l’indicazione per Dvigrad.

Questo castello era un florido borgo e superava di gran lunga la vicina Canfanaro, oggi molto più importante, essendo Duecastelli completamente disabitato da oltre tre secoli.

Dopo il castelliere preistorico, ebbe il suo grande sviluppo durante l’epoca romana. Il nome si deve ai due castelli che vennero eretti in quell’epoca: Moncastello e Castel Parentino.

Oggi il luogo si presenta davvero in rovina e personalmente trovo che andrebbe valorizzato maggiormente, in quanto è davvero un posto splendido e suggestivo. Fortunatamente viene preservato puntellando qui e la le colonne che rischiano il crollo e si riesce a girare tra le antiche mura godendo di un’atmosfera davvero particolare.

Come di consueto, non scrivo troppo, sono un fotoamatore, non uno storico 🙂

A voi le solite tre foto

 

 

Cottole

Questo paesino del centro istriano, in croato Kotli, è un posto davvero incantevole. Da quelle parti il fiume Quieto (Mirna) crea delle cascate intervallate da pozze balneabili, davvero suggestive. A metterci la ciliegina finale, il vecchio mulino ormai in disuso ma davvero favoloso da vedere, ammirare e, ovviamente, fotografare.

Si può mangiare nella Konoba locale, che ha il terrazzo con vista sul fiume, e a pochi metri si può anche passare la notte in degli splendidi appartamentini. Il relax è assicurato.

Peraltro si trova a metà strada tra Rozzo (Roc) e Colmo (Hum), due posti che vanno assolutamente visitati e che saranno oggetto di articoli ovviamente dedicati.

Ora le foto, a voi


Piemonte d’Istria

Inizio l’avventura della nuova pagina sull’Istria da questo paese, Piemonte. L’avevo già trattato qui su Photopivo, ma lo ripropongo volentieri.

A 240 mslm, a circa 7 km da Grisignana si trova, aggrappato a un cucuzzolo, Piemonte d’Istria, Zavrsje in croato. Un tempo era un paese abbastanza importante, dotato di stazione intermedia della ferrovia che collegava Trieste a Parenzo, la cosiddetta ‘Parenzana’.
La storia di questo borgo, come quella di tutti i borghi circostanti, è molto travagliata. Si passa dal Marchese d’Istria al patriarcato d’Aquileia a matrice feudale, per poi passare alla dominazione dei conti goriziani e poi di quelli di Pisino. Venezia la occupò, ma non riuscì a tenerla a lungo, complice la volontà dei conti croati di Veglia di riprenderselo e i tentativi triestini di controllare Piemonte per contrastare Pisino.

Ci fu poi il governo austriaco per un paio di secoli, intervallati da incursioni turche e ungheresi. Infine arrivò la reggenza veneziana che perdurò fino alla caduta della Serenissima per poi tornare sotto l’Austria fino al 1918. Tra le due guerre fu l’Italia a possedere la zona per poi passare, nel secondo dopoguerra, sotto il controllo croato.

Si può quindi capire quanto importante e strategico fosse questo piccolo borgo, dotato di cerchia murarie e castello fortificato che davano un ottimo controllo su tutta la bella valle sottostante.

Oggi purtroppo versa in uno stato di abbandono quasi totale, ed è un gran peccato perché è davvero una perla di posto

Schegge d’Istria – Mostra fotografica personale

Con estrema gioia e molto entusiasmo, nonché molta emozione, scrivo queste righe.

La prossima settimana inauguro una mostra personale intitolata “Schegge d’Istria”; mostra che vuole essere un’anteprima del mio piccolo-grande progetto relativo appunto alla penisola adriatica.

Il presente articolo inaugura peraltro quella che è la nuova pagina di questo sito. Pagina che vedrà via via immortalate le località che già ho avuto modo di fotografare e che, nel tempo, verrà arricchita dalle foto che verranno, spero, presto. Qui il link alla pagina.

Ma veniamo alla locandina della mostra, con i dettagli di dove dovete andare per vederla. Per qualsiasi domanda, chiedete pure.

Personale di

MARCO OLIVO

Rovigno-(9)

Schegge d’Istria

dal 15 dicembre 2014 al 7 gennaio 2015

Circolo Aziendale – GENERALI

Piazza Duca degli Abruzzi 1 – VI piano

Premantura – Un luogo che sempre mi sorprende

Capo Promontore è il paese più a sud dell’Istria. Un paese che conosco molto bene e che ho finora trascurato fotograficamente. Ciò che non ho trascurato è il suo parco, Kamenjak. L’ho fotografato in lungo e in largo, ho scattato foto nelle sue isole limitrofe, nelle sue baie e nei suoi anfratti, ma sempre in estate.  Qualcosa già vi ho proposto in passato (tipo questo). Ora però posso proporvi qualcosa di nuovo e diverso; infatti quest’anno ho potuto farci un giretto invernale, a marzo, sul finire della brutta stagione e in una giornata soleggiata e ventosa. Il risultato me l’aspettavo, come mi aspettavo la desolazione di un luogo che d’estate è fin troppo popolato. Vi propongo quindi quanto il mio occhio ha potuto vedere in un paio d’ore, intense come lo sono state le ore precedenti a zonzo per mezza Istria.

 

 

Qualche ora a Rovigno, Istria, Croazia

Rovigno è forse la perla dell’Istria. Un paesino che merita una visita accurata che io, per ora, non ho fatto. Lo farò, e in quell’occasione prometto di cercare di riassumere un minimo la sua storia. Ora però lascio perdere, e non per pigrizia o incapacità, ma semplicemente perché, innanzitutto, la storia di Rovigno è davvero lunga, complessa e ricca e poi perché questo reportage è davvero minimal e scarno. Ho vissuto Rovigno molte volte, ma il mio mirino l’ha vista o troppo popolata (2 anni fa) o troppo tardi (un mese fa). Infatti le foto che vedrete le ho scattate tra le 17 e le 22. La piccola notturna è stata davvero breve in quanto io e i miei compari eravamo davvero esausti, consumati dalla giornata fotografica iniziata alle 10 del mattino in quel di Grisignana. Quindi qui vi propongo scatti fatti tra tramonto e dintorni, più LA NOTTURNA per antonomasia del piccolo grande borgo istriano.
Buona visione a tutti

Piemonte d’Istria, Istria centro-settentrionale, Croazia

A 240 mslm, a circa 7 km da Grisignana (di cui ho parlato qui), si trova, aggrappato a un cucuzzolo, Piemonte d’Istria, Zavrsje in croato. Un tempo era un paese abbastanza importante, dotato di stazione intermedia della ferrovia che collegava Trieste a Parenzo, la cosiddetta ‘Parenzana’.
La storia di questo borgo, come quella di tutti i borghi circostanti, è molto travagliata. Si passa dal Marchese d’Istria al patriarcato d’Aquileia a matrice feudale, per poi passare alla dominazione dei conti goriziani e poi di quelli di Pisino. Venezia la occupò, ma non riuscì a tenerla a lungo, complice la volontà dei conti croati di Veglia di riprenderselo e i tentativi triestini di controllare Piemonte per contrastare Pisino.

Ci fu poi il governo austriaco per un paio di secoli, intervallati da incursioni turche e ungheresi. Infine arrivò la reggenza veneziana che perdurò fino alla caduta della Serenissima per poi tornare sotto l’Austria fino al 1918. Tra le due guerre fu l’Italia a possedere la zona per poi passare, nel secondo dopoguerra, sotto il controllo è croato.

Si può quindi capire quanto importante e strategico fosse questo piccolo borgo, dotato di cerchia murarie e castello fortificato che davano un ottimo controllo su tutta la bella valle sottostante.

Ora passiamo alle fotografie, buona visione

Come per l’altro articolo, vi invito a consultare il libro di Dario Alberi “Istria”, da cui io stesso ho attinto queste informazioni, seppur molto ridotte, essendo il mio uno scopo più fotografico che narrativo.