Artvize, Slovenia – Ha nevicato!

Quando nevica, sul carso triestino e sloveno, vado sempre a fare qualche giro, mi piace troppo, ma questo già lo sapete. La fantasia però vacilla, o meglio, vacillava. Ieri ho finalmente cambiato posto dopo anni, pur restando in zona, e sono andato ad Artvize, in Slovenia.

Per andarci bisogna prendere la strada che collega Trieste a Fiume (Rijeka – HR) e, una volta giunti a Materija, si svolta a sinistra seguendo l’indicazione per Arvize; la strada è piccolina e non sembra porti chissà dove, e invece porta qui, dove vedrete tra poco. Dall’alto ci sono paesaggi davvero mozzafiato; con la neve poi!

A voi

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Cristoglie

Sulla strada che da Capodistria (Koper – Slovenia) porta verso Pinguente (Buzet – Croazia), troviamo questo paesino, Hrastovlje in sloveno. Per raggiungerlo, dalla strada principale, si devia a sinistra e si percorre qualche chilometro su una bella stradina che si snoda tra i campi. Alla fine di questa strada si trova il paesino. Non è particolarmente affascinante nel complesso, ma ha questa chiesetta, intitolata alla Santissima Trinità, protetta dalle antiche mura che aiutavano la popolazione a sopravvivere durante le guerre, barricandosi nella chiesa stessa. Questa costruzione, nel suo complesso, è una delle più belle, nel suo genere, dell’intera Istria. Formando una sorta di castello religioso, si presta a visioni lugubri ma al tempo stesso suggestive e mistiche.
Ma ciò che rende davvero ‘quasi’ unico il luogo è l’affresco che si trova dentro la chiesa: “LA DANZA MACABRA”, dipinta da Giovanni da Castua. Questo dipinto, ritrovabile in pochi luoghi al mondo (soltanto 2 chiesette in tutta l’Istria lo vantano) è davvero particolare; raffigura infatti l’uguaglianza dell’uomo davanti alla morte rappresentando poveri, ricchi, nobili, ecclesiasti affiancati dalla morte che se li porta con se. Il motivo per cui se ne trovano pochi è che i signori dell’epoca li facevano coprire, essendo ovviamente contrari a tali raffigurazioni. Quei pochi affreschi che sono quindi arrivati ai giorni nostri in buono stato di conservazione sono quelli dipinti in luoghi sufficientemente isolati e, pertanto, non trovati dalla nobiltà medievale locale.

Da segnalare anche la statua della Savrinka, intitolata alle donne istriane, famose per la loro laboriosità. È un monumento molto recente (1990) donato al paese in occasione del cinquecentenario degli affreschi. Si trova subito fuori dall’agriturismo Skrgat, dove si mangia davvero bene. Segnalo però che è aperto solo nel weekend, non ricordo se anche su prenotazione in giorni feriali.

Detto ciò, a voi le foto

 

 

San Pietro in Selve

Vicino ad Antignana, di cui ho parlato nel precedente articolo istriano, c’è questo paese, denominato Sveti Petar u Sumi in croato.

Il paese non è ricchissimo di attrazioni, però è veramente molto godibile la piazza antistante la chiesa di Pietro e Paolo. Ma la cosa più bella è il chiostro del convento che si trova affianco alla chiesa stessa.
Il paese sorge attorno a quello che fu l’antico convento e oggi è un abitato agricolo con qualche piccola industria a completarne le attività economiche; peraltro le frazioni attorno sono state praticamente inglobate.
La storia di questo abitato, come dicevo, è da ricondurre all’antico convento che, tra una contesa e l’altra, durò 3 secoli, tra il 1000 e il 1330 circa. Poi tra guerre e pestilenze rimase praticamente disabitato. Passato sotto l’Austria nel XV secolo, rimase sede religiosa fin al 1800 circa, passando anche per la distruzione veneziana dei primi del 600, durante la famosa guerra degli Uscocchi.
Ad ogni modo, 800 anni di predominanza religiosa sono ampiamente testimoniate dalla dominanza nel paese della chiesa e soprattutto del monastero che la circonda.
E il chiostro è una delle cose più belle che io abbia personalmente visto in quella zona, almeno finora.

A voi le mie foto di quel luogo

Grisignana, Istria centro-settentrionale, Croazia

Grisignana (Groznjan in croato) è una piccola cittadina dell’Istria verde. E’ arroccata su di una collina a 275 mslm e domina la valle sottostante, una zona rigogliosa ricca di coltivazioni. Di cose da vedere ce n’è tante, scorci, mura, chiese, costruzioni veneziane e  medievali, belle piazze  e ricche decorazioni qui e la.

A partire dalla preistoria il centro fu popolato; vi si trovano infatti i resti di un castelliere. A seguire fu fortezza romana e successivamente il Marchese d’Istria la donò alla Chiesa Aquileiese. Poi ci furono varie dominazioni e fin dal tredicesimo secolo si insediarono famiglie slave nei fertili territori circostanti. Successivamente fu ceduta ai nobili friulani, poi alla Capitanìa di Umago e infine alla signoria veneziana. Dopo la peste del 1630 per diverso tempo fu un luogo desolato, per poi rinsavire solo in parte. Oggi resta viva d’estate, grazie a qualche bel concerto dal vivo che attira numerosi turisti.

Io l’ho visitata in inverno perché volevo assaporare la sua tranquillità e godermi le sue bellezze indisturbato. Ho scattato queste foto qualche giorno fa di prima mattina, qualora vi piacesse il tipo di luce che vedete ritratta, andateci entro le 10 in inverno, magari in una giornata di lieve borino.

Se volete approfondire aspetti storico culturali, vi invito ad acquistare il libro di Dario Alberi “Istria”, da cui ho tratto i brevi cenni qui riportati. Su questo tomo troverete tutto ciò che volete sapere della penisola croata.