Stampare!

Nell’era digitale un po’ si è persa una buona abitudine, quella di fare gli album di fotografie. Si scattano migliaia di foto da condividere sui social network, da mandare via mail o chat ad amici e parenti; si salvano migliaia di immagini in hard disk che poi nemmeno ricordiamo di avere e prima o poi ci chiediamo ‘dove sarà quella foto di quella vacanza…?’. Ma è un peccato, vi pare? Quantomeno una sana selezione farebbe bene, ma un bell’album vecchio stile, con le stampe e magari qualche scritta ricordo è davvero una bella cosa sapete! 3 anni fa, quando è nato mio figlio, ho ben pensato che gli avrei fatto un album all’anno. Il primo anno l’album ne conteneva 108, il secondo 148 e questo terzo ne ha più di 200, e lo devo ultimare con le foto degli ultimi giorni.

Perché faccio sta riflessione? Proprio stasera Matteo mi ha chiesto una cosa di un momento passato assieme, al che ho preso l’album delle fotografie e gli ho fatto vedere quel momento. Il passaggio naturale è stato rivedere tutto l’album ripercorrendo l’anno appena trascorso e, vi dirò lui si ricordava diverse delle situazioni ritratte. Ed è stato davvero bello rivederlo assieme, seduti comodi sul divano sfogliando le pagine e assaporando i vari scatti.

Parlo con tante persone e tutte mi dicono che un po’ hanno perso il gusto di vedere le proprie fotografie perché vederle a monitor è obiettivamente meno romantico. Il mio fotografo di fiducia mi ha addirittura fatto i complimenti per il fatto che stampo le foto regolarmente, sottolineando il fatto che siamo rimasti in pochi a farlo.

Quindi il mio consiglio è: STAMPATE LE VOSTRE FOTO!!! NON VE NE PENTIRETE!!!

E siamo a 3: tanti auguri Matteo!!!

Due novità rispetto ai reportage del primo e secondo anno: intrusi! Sia in senso fotografico che in senso di soggetti. C’è qualche bambino in più, galeotta fu l’amicizia (o meglio le amicizie) che il mio piccoletto ha stretto, bimbe con cui si diverte ovviamente molto! In senso fotografico, ci son 2 foto non mie…a voi l’onere/onore di scovarle!

AUGURI MIO CARO MATTEO!

Scegliere la location

Ciao a tutti.
Qualche giorno fa mi sono soffermato a riflettere su un tema abbastanza importante, ossia scegliere la location giusta per le nostre fotografie. Ovviamente il discorso è molto complesso perché dipende dal tipo di fotografia che facciamo. Non capendone un fico secco di certe tipologie di foto tipo le macro, mi soffermerò su quelle che conosco (più o meno) meglio: paesaggistica e architettonica.

Prima però facciamo un preambolo su quelle che sono le cose che io ritengo importanti per la riuscita della foto. Riassumendo:

  • tempo: studiare la composizione, rilassarsi per sfruttare la miglior condizione mentale possibile e contemplare il soggetto sono tutte cose importantissime. La paesaggistica non è la classica branca “punta e scatta”, il paesaggio va vissuto e assimilato prima di scattare; per l’architettura vale lo stesso, ma semplicemente perché i palazzi, gli scorci, le vie, possono avere angolazioni pessime e altre eccezionali.
  • voltarsi: a volte camminiamo in qualche posto, qualche stradina o qualche sentiero, e non ci convince ciò che vediamo. Provate a girarvi perchè cambiando la visuale cambia tutto, credetemi!
  • luce naturale adatta: generalmente non bisogna scattare nelle ore centrali della giornata; la luce dura appiattisce tutto e colora in modo poco accattivante le linee della natura/architettura. Meglio scattare all’alba e al tramonto, o in prossimità di essi; ovviamente incide la stagione e la condizione meteo: se è nuvoloso e siamo a gennaio le ore centrali della giornata vanno benissimo (ma malissimo al tempo stesso); in architettura, in particolare se si pensa ad un reportage in bianco e nero, è addirittura preferibile il tempo nuvoloso. Tuttavia io non disprezzo le ore più dure, ne escono cose interessanti anche se sulla carta sembrerebbe di no.
  • attesa: a volte una nuvola che passa e oscura il sole può rovinarci lo scatto. A volte un’onda che si infrange o un gabbiano che sta per attraversare il panorama che sta davanti al mirino possono arricchire non poco la nostra fotografia: osserviamo quindi tutto ciò che accade e che influenza/influenzerà la luce e la scena. Nell’esempio sotto, senza gabbiano la foto sarebbe molto più statica e più banale.Skara-tempestosa-copia
  • impostazioni di scatto: usare diaframmi mediamente chiusi che diano un’adeguata profondità di campo (F/9-F/11 sono solitamente i più utilizzati), evitare di alzare gli ISO, se possibile. Per questo, meglio avere il cavalletto perché non sempre avremo le condizioni di luce ideali.
  • filtri: per alcune occasioni sono necessari; consigliato il polarizzatore quando si esce col sole, usare dei neutral density per le lunghe esposizioni, utili per effetti sulle nuvole o sull’acqua o per far “sparire” le persone in movimento. In generale un paesaggista qualche filtro deve averlo, per fare architettura sono meno importanti, ma comunque utili a volte.
  • obiettivo: beh, i paesaggi si fanno a tutte le focali, ma quelle wide sono più adatte. Io amo gli ultrawide, ma non a tutti piacciono, quindi bisogna trovare il proprio gusto personale. Per l’architettura ci sarebbero lenti specifiche, sennò poi bisogna lottare in postproduzione con le linee cadenti, e comporre anche per avere margine per raddrizzarle. Qui un doppio esempio: senza e con correzione delle linee cadenti

Senza-titolo-1

Veniamo ora al tema clou, la location. Ho notato che, per quanto uno possa amare un hobby, non bisogna imporselo. La prima regola è quindi uscire per divertirsi e, per farlo, è necessario avere la voglia di fotografare; ma, non essendo assoluta, bisogna valutare cosa si ha voglia di fotografare. Ad esempio, qualche giorno fa avevo una gran voglia di architettura e ho fatto visita ad una villa triestina. Mi è piaciuto un sacco, ma se ci fossi andato con una modella per fare ritrattistica ambientata non so mica se mi sarebbe piaciuto così tanto perché quel giorno avevo voglia di architettura.

Ad aprile, nella stessa location, ho fatto un bel reportage a mio figlio Matteo (se non ve lo ricordate, eccolo qua) e quel giorno di architettura avevo zero voglia, eppure la ritrattistica mi è uscita bene.

Un’altra volta sono andato lungo un fiume per fare lunghe esposizioni, ma non ero ispiratissimo, e il risultato non mi ha poi entusiasmato più di tanto; la foto non è male, ed è la migliore dell’uscita, ma non mi ha soddisfatto come mi aspettavo.

Rosandra-e-nebbia-copia

Ma perché vi dico queste cose? Perché a mio avviso, prima di scegliere la location, dovete decidere che tipo di foto fare e cosa vi ispira quel giorno. E’ chiaro che se invece vi ispira un reportage, beh, potete scendere in centro città e sbizzarrirvi in moltissime cose diverse, e anche questo mi piace moltissimo a volte. Chiaramente se siete qualche giorno in qualche bel posto o in una bella città, beh, non potete dirmi che non avete voglia di fotografare perché non vi credo, eheheh!

Una volta capito tutto ciò, a mio parere la prima variabile è il tempo a disposizione; si, è banale, ma fino ad un certo punto. In verità la cosa può sfuggire di mano perché 2 ore passano in un baleno e si può tornare a casa ancora affamati di foto! Quindi, se fate paesaggistica, prendetevi almeno 2 ore se andate in un posto abbastanza vicino a casa e per l’architettura anche di più! Insomma, almeno un’ora e mezza da passare in loco dovete averla. Poi interviene l’esposizione del luogo. Verificate a che ora il sole diretto illumina i vostri paesaggi o la vostra città, controllate dove sorge e tramonta e decidete l’orario di conseguenza. Il meteo, questo è scontato, ma anche qui, fino ad un certo punto.
Se volete rappresentare la desolazione non fotograferete in una giornata di sole:

Desolazione-copia

Se volete romanticismo, scegliete un tramonto limpido o quasi:

Tramonto-romantico-copia

Se volete dramma, fotografate il cielo carico di nuvole scure un’oretta prima del tramonto, quando si tinge di giallo:

Golfo-giallo2-copia

O durante il tramonto subito prima o subito dopo il temporale, quando le nuvole sono ancora cariche:

Tramonto-1-nov-2012-2-copia

E chi più ne ha più ne metta.

Come dicevo invece per l’architettura va bene anche una giornata uggiosa, ma occhio al cielo bruciato eh!

Per tutto il resto, beh, dipende da cosa chiedete a voi stessi: un tramonto sul mare, un fiume, un lago, un monte innevato, una grotta, un paesino diroccato ecc ecc…troverete posti vicini navigando in internet e chiedendo in giro; quest’ultima variabile non va sottovalutata perché un amico che va spesso a camminare, un collega montanaro, un parente ciclista, beh, girano e magari ti dicono: “oh, ero li la scorsa settimana e al tramonto è spettacolare!”. A volte addirittura un posto inaspettato diventa fantastico. Sono anni che vado nel sud dell’Istria d’estate e c’è un posto a cui che non dareste una lira; eppure un giorno a giugno scorso mi ha regalato questo:

Pup-copia

Per mia esperienza personale vi posso dire che a volte si esce con un’idea e si torna a casa con tutt’altro, sempre se si riesce ad adattarsi a fare qualcosa di diverso dal previsto. E se vi capita di tornare a casa con un nulla di fatto, non demordete, capita a tutti! L’importante è aspettare l’occasione giusta e l’ispirazione necessaria!

Magari non sarò stato esaustivo…quindi sotto con le domande, forza!

Tiriamo le somme

Lo so lo so, sto per tirare le somme in ritardo.

Questo blog è nato 2 anni fa, il 5 aprile 2012. Ero a casa di un amico con lo scopo di crearmi un sito. Questo amico conosce bene queste cose e allora credevo che chiedere il suo aiuto fosse una buona idea; una volta spiegato lo scopo, lui mi propone WordPress. Una buona idea a quanto mi sembrava, ad oggi posso dire un’ottima idea. Seguiamo tutto l’iter e, quando si tratta di scegliere il nome, a me viene in mente questo Photopivo. Il motivo è semplice: sono un fotoamatore, ma non voglio cose troppo pompose o serie, e non voglio scadere nel banale. Pivo in sloveno significa birra, fa rima col mio cognome, io adoro la birra, Photopivo suona bene. Facciamolo! La scelta del tema è la cosa più ardua, e infatti ci mettiamo un bel po’. A seguire autonomamente creo le varie pagine, le implemento, carico qualche articolo. Il blog prende forma, un po’ meno le visite, ma non demordo, sono agli inizi, da cosa nasce cosa. Pian pianino il tempo mi da ragione, ma effettivamente la livrea del blog va migliorata, ma non ho mai tempo. Finché una sera, alla fine dell’anno scorso, decido di dedicare una serata intera al progetto; nasce così Photopivo ver.2.0. Sono felice di come viene e le visite incrementano di conseguenza. Ora devo dire che abbastanza gente mi fa visita, ho diversi follower, ma posso ancora migliorare; anzi, devo migliorare.

Worpress assegna dei traguardi, una specie di giochino con cui ti ricordano come stai andando:

1. Più di 20 like. Sembrano pochi, ma sono altri blogger che mettono i like, non quelli sugli articoli o sulle foto stile social network.

2. Più di 10 followers. Anche qui sembrano pochi, ma averli accumulati in pochi mesi fa capire l’aumento di gradimento, o almeno spero.

3. 2 anni con WordPress

E veniamo ora alle statistiche. Gli articoli pubblicati sono, ad oggi, 177. Questo è il 178°, e ne ho altri in preparazione. Ho l’obiettivo di raggiungere quota 200 entro la fine di giugno.
Mi dicono che il giorno più visitato sia stato il 4 settembre 2012, quando ho pubblicato l’articolo del primo compleanno di mio figlio; allora però le statistiche funzionavano peggio di oggi, ogni click su una foto faceva statistica a se. Oggi invece non è più così, hanno migliorato l’algoritmo. Posso dirvi che da quando hanno migliorato, ho avuto dei picchi interessanti e dicembre 2013 è stato il mese più visitato della storia del blog, con quasi 2000 visite per più di 200 visitatori. Fanalino di coda, luglio 2013, probabilmente a causa delle ferie, mie e vostre.
Comunque c’è stato un aumento a partire da settembre scorso, indice di un miglioramento mio come fotografo probabilmente.

Ora vi chiederete perché ho pubblicato questo articolo. Beh, non per vana gloria, ma perché mi andava di condividere queste righe con voi. Mettiamo una foto per festeggiare questo riassunto allora, che dite?

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Polaroid 1000 tastino verde

Non è una pubblicità e non sono pagato per fare questo articolo…magari. Voglio solo raccontarvi la mia recente esperienza con lei, la mitica Polaroid 1000.

Polaroid-1000

Si, quella che i miei coetanei conoscono come la macchina che ti fa vedere subito le foto. Subito si, ma non come oggi in tempo reale.
Quand’ero piccolo i miei la presero. Gran giocattolino, con la ricarica da 8 scatti colore o bianco e nero, il flash con 5 lampadine per lato, totale 10 scatti, e niente negativi…si, se perdi la foto, sei fregato. Perché avere le foto subito vuol dire che la macchina in un certo senso te le stampa immediatamente, almeno all’epoca.
I figli degli anni 80 hanno il loro primo album di fotografie fatto di scatti Polaroid, tipo queste (è una foto di foto, non avevo voglia di mettermi a togliere le foto dal mio album, scansionare eccetera)

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Ma veniamo ad oggi; vi chiederete: perché mai uno che ha migliaia di euro di attrezzatura che fa foto (fa, le foto le fa comunque chi sta dietro al mirino)…dicevo, che fa foto fantastiche dovrebbe scomodarsi a spendere e a investire in foto mediocri, quadrate, piccole e non ritoccabili? Semplice, per divertimento…eh si, perché per me la fotografia in primis è divertimento. E non è che con la reflex non mi diverta più, ma mi va di sperimentare anche altro. Insomma, un giocatore di calcio non è che non può provare a giocare su un campo a 5 e per questo divertirsi di meno, no?

Ma lasciamo le digressioni e torniamo a noi. Era da qualche tempo che la vedevo su uno scaffale della mia cameretta, a casa di mia madre, a prendere polvere. Allora recentemente l’ho presa e mi sono comprato una ricarichetta da 8 scatti a colori. Il primo esperimento l’ho fatto sul solito Matteo e usando uno di quei flashettini che si attaccano sopra e che era attaccato sopra dalla metà degli anni ’80; giuro, ha funzionato. Il risultato, disarmante: soggetto bruciato! Ero decisamente troppo vicino al soggetto, ma non sapevo che potenza avesse sto flash. I colori invece, fantastici, tipicamente anni ’80 come speravo e davvero piacevoli. Eccovi la scansione (si, qui l’ho fatta):

Matteo in Polaroid

Quindi, qualche giorno dopo, ho deciso di scattare un’altra foto, stavolta con luce naturale (grigia, ma pur sempre naturale). Ecco il risultato:

Statua in Polaroid

Mi è piaciuto scattare, mi elettrizzava l’idea, ma poi il risultato purtroppo è quel che è; d’altra parte sono abituato meglio e mi è venuta male questa prova, specie perché c’era poca luce e quindi la macchina ha scattato con un tempo troppo lungo per avere una buona nitidezza; ma sicuramente non resterà un esperimento isolato e la prossima volta sono certo che andrà meglio.
In definitiva, penso di raccoglierne un poche qui e la, tanto per variare.

E a voi dico: se avete a casa cimeli di questo tipo, provate a riutilizzarli, è una goduria! Il vintage va di moda e un motivo ci sarà…io non sono un modaiolo, ma a volte tutto sommato ci sta.

Se avete richieste, sono sempre a vostra disposizione

Legalità

Oggi scriviamo, si, perché ho vissuto una scenetta in prima persona che vi voglio raccontare e da cui vorrei trarre delle conclusioni a mio avviso utili per tutti coloro che approcciano alla fotografia, nessuno escluso. Ok, poi capirete perché, ma in effetti chi fa macro o still life forse se ne può fregare, ma vai a sapere.

Qualche giorno fa, prima di andare in ufficio, ho fatto un giretto fotografico. Vado di qua, scatto di la. Arrivo sulle rive di Trieste e, tra la Stazione Marittima  e la Piazza Unità d’Italia, mi giro per scattare il mare increspato dalla bora, aiutato da un cielo grigio triste e dall’assenza di macchine. L’oggetto è chiaro nella mia mente: il palazzo, la banchina e il mare incazzoso. Vedo anche un tipo che passeggia, lontano abbastanza da entrare preponderante nel mio 50mm; e lo vedo mentre si defila per uscire dalla mia inquadratura. Dal momento che era molto lontano, scatto 1 foto in cui, si, egli c’è. Poi lo agevolo, ruoto la reflex e scatto un’altra foto senza di lui. Tempo un minuto è vicino a me, brandendo il dito inizia ad insultarmi (in inglese tra l’altro) dicendomi che non ho rispetto, che non devo fotografarlo, che qui che la. Tenta di colpire la mia reflex, che appena sfiora perchè io la scanso (nel farlo mi autocolpisco al labbro, di striscio). Si allontana mandandomi a quel paese e io, ovviamente, ricambio. Al che, torna sui suoi passi e mi spintona; io lo invito prima a vedere le foto per fargli capire che non l’avevo neanche per i tacchi, lui impreca avanti, allora lo invito ad andare alla più vicina stazione di polizia. Al che se ne va, continuando ad insultarmi.
E’ finita in niente, ma poteva finire male, poteva buttarmi in acqua (il mare era li a portata), poteva picchiarmi o potevamo picchiarci a vicenda; e per cosa? Per una foto paesaggistica.

Dove voglio arrivare? Si fa un gran parlare di norme che regolano gli scatti di strada, se son manifestazioni si può, se il soggetto non è il soggetto si può, occhio coi bimbi, c’è chi dice che in fondo gli adulti su suolo pubblico si possono fotografare…insomma, nel mio caso, ero proprio ipertranquillo, anche perché non sono il tipo che se la va a cercare e non sono il tipo che pubblica foto lesive. E stavo facendo paesaggistica! Voglio arrivare al fatto che uno può anche avere ragione, e l’avevo! Puoi avere ragione, ma perdere l’attrezzatura! Puoi avere ragione, ma prendere un sacco di botte! Puoi avere ragione! Ma se dall’altra parte c’è un pazzo, hai voglia ad ottenere il risarcimento. E intanto, cos’hai capito? Che la tua reflex, con la foto incriminata e tante altre presenti nella scheda di memoria, fanno compagnia ai pesci. E che, ammesso che la recuperi, ci spenderai un bel po’, e secondo me saranno soldi persi.

La conclusione è che bisogna stare attenti. Io ero da solo e non stava passando anima viva, ho rischiato davvero. Se ero in compagnia probabilmente nemmeno si avvicinava, se ero in centro a mezzogiorno di una bella domenica, nemmeno. Ma diciamo che le circostanze c’erano tutte, e io veramente non le avevo minimamente prese in considerazione.

Lo scatto non ve lo faccio vedere, non me la voglio mica andare a cercare di nuovo! Ma credetemi sulla parola. Ve ne propongo un altro, di quella mattina, giusto a testimonianza della mattinata fredda e di bora forte che ho vissuto.

Bora

Buona luce a tutti

Vota la miglior foto del 2013

Siamo arrivati alla fine dell’anno, cari amici e lettori. Quest’anno ho pensato di coinvolgervi proponendovi un piccolo sondaggio. Ho selezionato 12 foto e chiedo a voi di votare la vostra preferita. La vincitrice verrà eletta foto dell’anno e le prime 3 verranno utilizzate come background del blog durante il 2014; l’ordine sarà deciso successivamente perché vorrei vedere cosa vince, magari evitando di mettere la neve a luglio e un tramonto estivo a febbraio eheh!

Dunque, a voi la scelta; il sondaggio durerà solo pochi giorni eh! Quindi affrettatevi

La mia mostra nel tour guidato

Ciao a tutti.

Sabato prossimo ci sarà il tour guidato che tocca la mia mostra. Sono certo che qualcuno di voi potrebbe essere interessato. Ovviamente vi può interessare anche la mostra degli altri partecipanti a “Le Vie delle Foto”. Quindi, se vi va, questo è il programma.
Sottolineo che durante il tour la guida parla anche della città. Quindi può essere una bella occasione di conoscere qualche cosa in più della nostra splendida Trieste.

Sabato 19 Ottobre

Ore 10.00

Istanti di vita quotidiana

Partenza dall’Hotel Savoia Excelsior

(Zona Piazza Unità)

“Il mio mare” di Emanuela Palombi – Hotel Savoia Excelsior Palace

“HDR” di Andrea Umari – Tea Room

“Intimo – Chef” di Francesco Bruni – Audace

“Teatro” di Erich Reinhart – Bar Verdi

“Sicilianeria” di A. Cosimo Rizza – Bar Buffet Borsa

“Aforismi” di Mario Di Benedetto – Solaire

“Sri Lanka” di Roberta Radini – Café del Mar

“Il controluce” di Marco Olivo – La Dolce Vita

Per gli altri programmi, consultate questo link

A presto, cari fotolettori!

 

La mia prima inaugurazione

Cari lettori,

ieri finalmente ho inaugurato la mia prima mostra e, come si confà a queste occasioni, ho invitato amici e parenti. Devo dire che vedere tante persone amiche osservare le proprie foto provoca una certa emozione, mista alla preoccupazione che i propri scatti possano deludere. Invece quest’ultimo sentimento è stato immediatamente disatteso e smentito dalle parole di approvazione e dai complimenti sinceri ricevuti.
Come avevo già avuto modo di dirvi, quest’esposizione fa parte del progetto “Le vie delle foto”, organizzato dalla vulcanica Linda Simeone. Lei stessa è infatti poi intervenuta, introducendo il suo progetto e lasciandomi la parola per presentare il mio. Ringrazio i gestori del locale, “La dolce Vita”, per gli spazi concessi e per l’ottima preparazione di questo mio piccolo grande evento; e ringrazio tutti gli invitati, mia moglie in primis, per aver reso speciale questo evento.

Ora vi lascio alle foto scattate dal mio caro amico Marco ‘Capitano’ Cossi. Ne metto soltanto 3, sottolineandovi, come da sua richiesta, che non le ha postprodotte.

Nelle prime due ci sono alcuni dei 17 scatti che ho appeso, nella terza ci siamo io e mia moglie Vida con, al centro, Linda.DSC_6633

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Le Vie delle Foto

Nel mese di ottobre si terrà questa particolare ed unica esposizione. Parteciperò anch’io e sarà davvero interessante. Venite a trovarmi alla “Dolce Vita”, piccolo locale in Via San Nicolò 3/b (a pochi passi dalle rive) a Trieste, durante il mese di ottobre. Più che a trovare me, andrete a trovare alcune mie foto, raccolte in un tema che non vi svelo. Ulteriori dettagli li trovate sul sito, che è anche ‘Sito Amico’ di photopivo.net, www.leviedellefoto.it

Vi segnalo il bellissimo video dedicato all’evento e vi metto anche la cartolina preparata dagli organizzatori:

Locandina